Anna Rose

Contact Anna Rose:
www.annamrose.com

For this series of Spotlight Interviews we’ll be introducing our Creative People in Florence/Florence Design Week Team! Creative People in Florence is working with a fantastic group of talented designers and artists to produce an exciting series of events for Florence Design Week (May 27-31).

This time we are going behind the scenes to talk to Anna Rose, co-founder of Creative People in Florence.  Thank you to our hard-working intern Molly Pardoe for coming up with some tough questions.

AMRAnna Rose (b. 1982, Massachusetts, USA) lives and works in Florence, Italy. She holds a Master of Fine Arts degree from the San Francisco Art Institute. Her work spans across fiber arts, costume, photography and video, with a sensibility towards the relationship between body and environment, entering into conversation with historical, psychological, and cultural mythologies of place.

Anna Rose nasce nel 1982 nel Massachusetts (USA) e si laurea in arte (Master of Fine Arts, M.F.A) presso il San Francisco Art Institute. Dal 2004 vive e lavora a Firenze. Il suo lavoro attraversa la fotografia, il video, l’arte tessile e i costumi, con una sensibilità verso il rapporto tra il corpo e il paesaggio che sfocia nella fluidità dell’identità, inserendosi in conversazione con le mitologie storiche, psicologiche e culturali del luogo.
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How would you describe your relationship with Florence?

I think of Florence like a beautifully crafted pair of shoes that are just a little bit too tight.  Sometimes they fit alright, sometimes they don’t, but either way they always look amazing.  I love Florence, but there are definitely days when I’m not sure if we’re a perfect fit…but I’m still here after 10 years.

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Your work is pure contemporary, shot often in rural scenery, and often in different countries entirely, so why Florence?

I don’t think that contemporary work is at odds with Florence, or that one excludes the other. Sure, practically speaking it would be great if there were cheaper studio spaces available, or if there were more energy (and money) invested in contemporary art, but I really don’t think it makes sense to worry about it.  I don’t know about you, but I didn’t come to Florence because I had heard about it’s cutting edge contemporary art scene, but this is where I live now.  You have to seek out and create your own opportunities.  Contemporary art can be produced anywhere, regardless of any great big Renaissance shadows lurking about.  Since Florence doesn’t have that pace of a big city, making connections and keeping up with the momentum of the contemporary art world, and trying to carve out my teeny tiny niche in it is definitely a challenge.  For me traveling is the best way to shake things up a bit,  reorient myself in my art practice, and reach a wider audience.

Your often work in video and photography. Does this serve only as the medium in which you present what’s happening within the imagery? How do you distinguish your concept from the medium, and how do you like to relate them?

I don’t think I really do distinguish the medium from the concept.  I see the technical and practical aspects of creating work with video and photography as integral to the concept, particularly in the video pieces.  The mediation of the screen both establishes a space in which the work exists, and allows me in some way to manage and manipulate the distance between the viewer and the work.   I’m often asked whether I consider my work performance, and I always say no.  The work is not completed in the moment when I’m standing in a field in a hairy costume.  It’s completed when the video footage is edited and shown over a screen.  Actually being there while I’m filming would be totally different experience (and probably pretty boring).

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Your work has been described as having strong ties to mythology. What initiated this connection?
Mythology is built into the materials themselves.  Yarn, thread, rope, hair, food–all of these are entwined in the cultural structures that our mythologies come from, both historical and contemporary. I may not consciously set out of make a piece of work about a particular mythological trope, but the interpretation of the work certainly allows me and the viewer to apply myth to the work.
How important is collaboration with other artists and creative people?  What do you look for in a potential creative collaborator?

I love collaborating with other people, particularly when it’s with someone who works in another creative field.  That’s when the really unexpected stuff happens.  Working with other people makes me free up those structures or “rules” that I have in my own practice, which I often don’t even know are there.  It’s like standing up and shaking out your legs after sitting for awhile.  Collaborating makes you rethink your work in terms of someone else, it challenges you adapt your skills to a new context, and to remember how to learn new things.

In a collaborator I look for someone who works hard.  In a great collaboration you feed each others’ momentum, which in turn makes the work better.

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What can we expect from you for Florence Design Week? 

I’m approaching Florence Design Week as a reason to take some risks.  I wouldn’t normally situate my work in the design context, so I’m playing with that a little bit–rethinking objects of everyday use, repurposing some of my work into elements of design, and using my studio in a new way.

Thanks again to CPiF Intern Molly Pardoe for these great questions!

Come descriveresti il tuo rapporto con Firenze?

Penso a Firenze come ad un bellissimo paio di scarpe, che però sono un filo troppo strette. A volte calzano abbastanza bene, altre volte per niente, ma comunque sono sempre bellissime da vedere. Voglio bene a Firenze e non per niente vivo qui da 10 anni.

Il tuo lavoro è fortemente contemporaneo. Spesso usi delle location fuori dalla città o addirittura in altri paesi, quindi, perché Firenze?

Non credo che l’arte contemporanea e Firenze non possono coesistere, o che una precluda l’altra. Certo, a livello pratico sarebbe meglio se ci fossero più spazi per gli artisti a prezzi un po’ meno improponibili o se ci fosse più energia e soldi meglio investiti nell’arte contemporanea, ma non penso valga la pena lamentarsi. Non so tu, ma io non sono venuta a Firenze perché avevo sentito parlare della sua arte contemporanea, anche se adesso ci vivo. Bisogna crearsi delle occasioni, cercare di fare il proprio mestiere.  L’arte si può fare ovunque, nonostante la presenza di qualche ombra rinascimentale gigante in giro. Visto che Firenze non ha la velocità di una grande città, fare networking, tenermi aggiornata e trovare il modo per ricavarmi il mio minuscolo spazio nel mondo dell’arte contemporanea, è difficile.  E’ per questo motivo che trovo importante viaggiare, per darmi una scossa, per riorientarmi nel mio lavoro e per trovare un audience più vasto.
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Lavori spesso con il video e la fotografia.  Questi servono solo come mezzo per comunicare l’immagine?  Come distingui il mezzo dal concetto, e come sono legati?

Non credo si possa distinguere l’uno dall’altro. Vedo gli aspetti tecnici e pratici come parti integranti del concetto, in particolare per quanto riguarda il video. La mediazione dello schermo stabilisce uno spazio in cui esiste il lavoro  permettendomi di gestire o manipolare la distanza fra il lavoro e lo spettatore. Spesso mi viene chiesto se considero i miei lavori delle performances. Dico sempre di no. Il lavoro è completo non quando sono in mezzo ad un prato dentro un vestito peloso, ma quando le riprese sono state rielaborate e proiettate sullo schermo. Vedermi in azione durante le riprese sarebbe completamente diverso (e probabilmente poco interessante).

A volte escono fuori temi mitologici quando gli altri parlano del tuo lavoro. Secondo te da dove viene questo legame?

La mitologia fa parte dei materiali stessi: filo, corda, capelli, cibo. Tutti questi sono intrecciati con le strutture culturali che escono fuori dalla mitologia storica e contemporanea.  Di solito non inizio un lavoro con l’intenzione di trattare un particolare motivo mitologico, ma sicuramente l’interpretazione dell’opera spesso permette un avvicinamento ulteriore al mito.

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Per te quant’è importante la collaborazione con altri creativi o artisti?  Cosa cerchi in un potenziale collaboratore creativo?

Mi piace molto collaborare, particolarmente con le persone che lavorano in altri settori.  E’ lì che succedono delle cose veramente inaspettate.  Collaborare con altre persone mi permette di allentare un po’ le “regole” che impongo al mio lavoro, spesso inconsciamente.  E’ come quando ti alzi dopo essere stata seduta per molto tempo e scuoti le gambe.  Collaborare ti fa ripensare al lavoro, fa adattare il tuo lavoro ad un nuovo contesto, e ti ricorda come imparare cose nuove.  In un collaboratore, comunque, cerco qualcuno che si impegna. Una buona collaborazione è quella in cui ci si può nutrire dell’energia dell’altro e viceversa, e ciò rende il lavoro migliore e più forte.

Cosa ci dobbiamo aspettare da te per Florence Design Week?

L’approccio che avrò con Florence Design Week sarà una scusa per correre dei rischi con il mio lavoro. Normalmente il mio stile non appartiene al contesto del design, e quindi gioco un po’ con questo concetto. Quello che faccio è ripensare agli oggetti di uso quotidiano, rinnovando alcuni lavori passati, e allestendo il mio studio in un modo insolito.

Per sapere di più:  www.annamrose.com

Grazie ancora alla nostra stagista Molly Pardoe per queste domande!

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